Enciclopedia C

Enciclopedia di Bricoportale. Termini che che iniziano con “C”

E’ la fettuccia che negli avvolgibili (le tapparelle) collega la puleggia dell’asse di raccolta dell’avvolgibile (dentro al cassoncino) alla molla di richiamo (dentro o sulla parete). Se le due fessure in cui passa il cintino non sono ben allineate una sull’altra o se il cintino viene tirato in diagonale se ne determina un rapido sfilacciamento.

 Nato per tracciare cerchi, il compasso ha col tempo assunto altre funzioni. In meccanica e falegnameria si usano prevalentemente compassi con blocco dell’apertura che vengono usati in tornitura come calibri “passa non passa” con attrezzi opportunamente sagomati (aste a doppia parentesi () per gli esterni; aste con le punte piegate in fuori per gli interni). Altra varietà di compasso è quella “ad asta”, usata per aprire cerchi in pannelli sottili (compensato, masonite e simili). Su una sbarra rigida scorrono due elementi, uno a T con la punta per centrare, ed uno dotato di lama e impugnatura che taglia il materiale secondo il raggio desiderato, ottenuto appunto facendo scorrere sull’asta l’uno e/o l’altro e bloccandoli con viti di spinta.

Particolare di molte macchine utensili che permette l’attacco all’albero motore di mandrini o altri dispositivi analoghi per semplice inserimento ed attrito. Il sistema evita che per un blocco del ferro usato nella lavorazione (punta, fresa ecc.) si blocchi anche l’asse motore con conseguente bruciatura degli avvolgimenti (tre misure standard di cono). Per staccare i mandrini dal cono si usa un estrattore a forchetta.

Dispositivo, una volta meccanico ed oggi per lo più elettronico, dotato di un rilevatore di varia forma secondo l’uso, da poggiare sul pezzo in rotazione. La rotazione del rilevatore viene trasformata in una misura rilevabile analogicamente (lancetta su un quadrante graduato) o numericamente (schermo a LCD o contatore tipo contachilometri).

Inutile elencarne gli usi infiniti. Le troviamo in blister o matasse preconfezionate o avvolte su tamburi per il taglio a misura. Anche se le fibre vegetali (canapa, juta, cotone, ecc.) sono tuttora largamente usate è sempre più diffuso l’uso di fibre sintetiche come il polipropilene, che meglio resistono all’esposizione all’esterno. Nell’acquisto è essenziale controllarne il “carico di rottura” che non dipende dal diametro della fune ma dal tipo di fibra e dalla sua lavorazione. Altro punto da controllare è la flessibilità della corda (un conto è usarla per sradicare un albero ed un altro è di usarla su un paranco).

Elemento, metallico o di plastica molto robusta, usato per sostenere i canali di gronda. Lo si fissa alla base della falda del tetto con un attacco di forma variabile secondo il tipo di falda (muratura, legno). Dall’attacco parte il pezzo curvo che regge il canale, dotato di un dente posteriore sotto cui si incastra la parete liscia del canale e di un ricciolo anteriore che ne accetta il bordo cilindrico.

L’elemento, detto anche grondaia, del sistema di raccolta delle acque meteoriche posto alla base delle falde dei tetti. Una volta era realizzato in lamiera zincata, economica ma di scarsa durata, o in rame, praticamente indistruttibile ma caro. Oggi nella maggior parte dei casi si usano canali in PVC, marrone, grigio o, di recente, color rame, leggeri ed economici e di buona resistenza alle intemperie. Il canale, semicilindrico, ha un bordo posteriore liscio ed uno anteriore più o meno arrotondato a cilindro. Al canale va data una pendenza di circa 2 cm per ogni metro di lunghezza.

Usata da millenni è il sistema di legatura che unisce robustezza e flessibilità. Le catene sono formate da anelli, chiamati anche maglie, generalmente ovali, agganciati l’uno all’altro. Per unire fra loro tratti di catena o unire un capo di catena ad un aggancio chiuso si usano le “false maglie”. Le catene possono essere sottilissime, in oreficeria, o enormi come quelle per le ancore. Gli anelli oltre che ovali possono essere ad 8, anche nell’uso industriale o quadrati; prevalentemente in oreficeria.

Materiale edilizio piuttosto recente (nasce nel 1924 in Svezia) il cui nome tecnico è Cemento aereato autoclavato (vedi Google per notizie più complete). Molto resistente alla compressione permette la costruzione di murature portanti anche di notevole altezza. È il più leggero ed isolante fra i materiali edili; si lavora anche con seghe per il legno, meglio se con denti in metallo duro. Viene venduto in blocchi di varie misure che si uniscono fra loro con una speciale malta adesiva. Scarsa la sua resistenza alle intemperie, va sempre intonacato o comunque protetto quando lo si usa all’esterno.